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Per orientarsi...

Per orientarsi...

Dopo anni di lavoro mi accorgo sempre di più di quanta confusione ci sia fra le persone "non addette ai lavori" rispetto all'area psicologica. E' difficile orientarsi fra terminologie tecniche da una parte e termini usati invece nel linguaggio comune.

Che cos'è una psicoterapia? Che cosa invece un'analisi? che cos'è un attacco di panico? e la depressione? le ossessioni? il disturbo bipolare? la sindrome borderline di personalità?

Di seguito fornirò un breve dizionario per iniziare a orientarsi.

DIFFERENZE FRA PSICOTERAPEUTA, PSICHIATRA, PSICOLOGO, PSICOANALISTA, COUNSELOR

Una prima ed essenziale confusione sussiste fra questi termini che vengono usati spesso in modo interscambiabile ma che si riferiscono in realtà a figure professionali ben differenziate, ciascuna con specifiche competenze e aree di intervento. Per intenderci è un pò come se usassimo le parole dottore, fisioterapista, chirurgo, anestesista, ecc. come se fossero la stessa cosa solo perchè si occupano tutti di curare il corpo. Mentre invece sappiamo tutti oggi che se devo essere operato andrò da un chirurgo e non certo da un dottore qualsiasi, così come se devo fare riabilitazione oppure ho mal di schiena andrò da un fisioterapista e non certo da un cardiologo!

Una prima differnziazione va fatta fra lo psichiatra e tutti gli altri. lo psichiatra è un medico   (laureato in medicina con specializzazione in psichiatria) ed è l'unico che può prescrivere farmaci. prima confusione: uno psichiatra può essere anche uno psicoterapeuta ma deve aver fatto una scuola di specializzazione in psicoterapia. e' bene qui fare una precisazione: una vecchia legge italiana prevede che un laureato in psichiatria possa automaticamente iscriversi anche all'albo degli psicoterapeuti. in realtà dunque, seppure uno psichiatra formalmente può essere anche psicoterapeuta, non è così nella realtà dei fatti. allora se si vuole iniziare una psicoterapia con uno psichiatra è bene informarsi che questi si sia formato presso una scuola di psicoterapia.

Lo psicologo è invece un professionista laureato in psicologia. questo titolo permette di fare lavori di ricerca, di formazione, di sostegno psicologico breve ma non permette di prendere in carico pazienti per una psicoterapia ( nonostante nel linguaggio comune invece psicologo venga usato come sinonimo di psicoterapeuta).

Lo psicoterapeuta è un professionista che può essere laureato in psicologia o medicina e che successivamente ha frequentato una scuola di specializzazione in psicoterapia. in quest'ambito va fatta una precisazione: esistono molte psicoterapie e cioè molte scuole di psicoterapia, alcune molto simili fra loro, altre talmente diverse che è una forzatura chiamarle col medesimo nome. qui cercherò di distinguere seppur schematicamente le principali differenze che sono però fonadamentali per orientarsi. possiamo sommariamente distinguere le psicoterapie in:

- quelle a orientamento psicoanalitico

- quelle cognitivo/comportamentali

La principale differenze sta nell'oggetto di interesse. Le prime si interessano all'inconscio, alle difese più o meno inconsce che stanno alla base del malfunzionamento/malessere. Le seconde invece hanno per oggetto di interesse il comportamento sintomatico e/o le idee disfunzionali mentre ciò che è inconscio non è importante ai fini della terapia.

Questi due differenti orientamenti portano con sè una tecnica e una prassi differenti fra loro. Schematicamente: mentre uno psicoterapeuta psicoanalitico avrà una tecnica più dialogica, che si orienta all'ascolto delle dinamiche inconsce che strutturano i sintomi o il malessere, uno psicoterapeuta cognitivo/comportamentale potrà essere più pragmatico, dare compiti da svolgere, consigli da seguire.

Una differenza meno chiara è invece quella fra psicoterapeuta psicoanalitico e psicoanalista. in senso stretto uno psicoanalista è uno psicoterapeuta che si è formato esclusivamente presso la scuola di psicoterapia della società italiana di psicoanalisi ( spi). lo psicoanalista è formato espressamente alla tecnica psicoanalitica formulata all'inizio del secolo scorso da freud che prevede sedute in cui il paziente si stende sul lettino e con una frequenza di almeno 3 sedute settimanali. tuttava dagli anni 60 circa la tecnica psicoanalitica in senso stretto ( quella appena descritta) si è andata via via ampliando fino a comprendere frequenze settimanali minori e l'uso delle poltrone "vis a vis" in cui paziente psicoanalista sono seduti uno di fronte all'altro. sarebbe lungo discutere del perchè la psicoanalisi ha ampliato la sua tecnica, tuttavia questo ha portato a una distinzione molto meno netta fra psicoanalisi in senso stretto e psicoterapia psicoanalitica. schematicamente però possiamo dire che analisi è una psicoterapia condotta con uno psicoanalista e prevede almeno 2/3 sedute settimanali sul lettino. con uno psocoanalista posso però fare anche una psicoterapia monosettimanale e "vis a vis". un'analisi vera e propria è un percorso psicoterapeutico ma più intenso e più esplorativo, possiamo dire più profondo.

Capitolo a parte è quello relativo alla figura del counselor: figura professionale emersa relativamente di recente e rispetto alla quale si è parlato molto rispetto alle sue specifiche competenze. il counslor non è uno psicologo, non è uno psichiatra nè uno psicoterapeuta. e' un professionista che può avere le più disparate formazioni ma che ha frequentato un corso di counseling. la legge italiana non è ancora chiara rispetto alle sue competenze ma brevemente non è abilitato a condurre una psicoterapia e il suo ruolo è quello di un sostegno psicologico più nei termini di consigliare un cliente, offrendogli un ascolto. più simile a un amico esperto che a uno psicoterapeuta.

 

 ATTACCHI DI PANICO

 Gli attacchi di panico rappresentano una esperienza catastrofica per le persone che lo provano, sia che essa sia una esperienza transitoria, sia che diventi una costante presenza nella vita di una persona. In genere chi ne soffre in modo costante non può fare a meno di cercare una soluzione e dunque è portato a chiedere una terapia. Mentre chi lo sperimenta saltuariamente tenta, finchè può, di arginare quell'esperienza come una parentesi della propria vita istituendo però, più o meno consapevolmente, delle difese il più delle volte legate all'evitamento di situazioni che si immaginano legate alla comparsa dell'attacco di panico.

L'attacco di panico può insorgere in situazioni molto diverse fra loro e presentarsi sotto forme diverse, tuttavia possiamo dire che si tratta di un'esperienza in cui il soggetto, più o meno improvvisamente, e senza motivo apparente, viene sommerso dalla paura che però ha una qualità eccessiva e che il più delle volte si connette alla sensazione di morire, di perdere la testa, perdere il controllo su di sè e sulla propria mente, di diventare pazzi. In genere questi episodi sono accompagnati da tachicardia, sudorazione, formicolii agli arti, giramenti di testa, che non fanno che accrescere la sensazione catastrofica di fine, di morte.

Per chi li sperimenta è facile distinguere un attacco di panico da uno stato di ansia o di angoscia, per quanto profondi. L'attacco di panico non è legato all'ansia ( anche se spesso se ne parla come di due cose analoghe) ma ha una sua struttura profonda che si radica più nella rabbia che nella paura.

Come si cura?

Dobbiamo diversificare la risposta. Da un punto di vista puramente sintomatico se l'attacco di panico è fondamentalmente una perdita di controllo, in tutte le scuole di pensiero si riconosce l'importanza del riguadagnare la sensazione di controllo. Le diverse forme di psicoterapia però si differenziano nel "come" intendere il senso di controllo e dunque a cosa interessarsi. In una terapia cognitivo/comportamentale indicativamente si cercherà di razionalizzare, inserire dei pensieri che permettano di comprendere le cause scatenanti nel qui e ora dell'attacco di panico al fine di rimanere più padroni di sè in occasione di un attacco. In genere vengono dati anche compiti di avvicinamento progressivo alla fonte di pericolo al fine di "farci l'abitudine".

Dal punto di vista psicoanalitico l'attacco di panico è l'espressione sintomatica di un conflitto non elaborato fra dipendenza e autonomia. Il motore più profondo dell'attacco di panico non è la paura ma la rabbia, una rabbia però non cosciente, non pensabile, e per questo non elaborabile che trova il proprio sbocco unicamente nell'attacco di panico. Tutto questo è molto riduttivo chiaramente e molto schematico: esistono tanti tipi di attacchi di panico quante sono le persone che ne soffrono.

Nella mia personale esperienza di lavoro l'attacco di panico si configura nella vita di una persona come un momento di passaggio che paradossalmente permette, se elaborato, di crescere molto. Una sorta di tremendo ma altrettanto produttivo campanello di allarme nella vita di una persona. Anche qui nella mia personale espereinza gli attacchi di panico si riducono fino a scomparire nel giro di 6 mesi/ un anno dall'inizio della terapia. Tuttavia ritornaneranno tali e quali o modificati in parte se non viene modificata la struttura di fondo che li ha prodotti.

ANSIA

Mentre il termine ansia è usato nel linguaggio comune come denotativo di una sintomatologia ( "soffro d'ansia", "ho un attacco d'ansia", "mi sento ansioso", ecc.) dal punto di vista psicopatologico l'ansia non è un sintomo vero e proprio ma un'emozione generica comune a tutti gli esseri umani che può però essere "normale" ( essere in ansia per un esame, essere in ansia sporadicamente anche senza motivo apparente) oppure può essere un vissuto sentito come troppo presente, troppo ingombrante fino a diventare una modalità costante di affrontare la vita (" sono un tipo ansioso"). Non esiste per questo una "terapia dell'ansia" vera e propria perchè essa può essere l'espressione di cose molto diverse fra loro. Facendo un paragone con il corpo è un pò come dire che il mal di pancia è un sintomo che può essere dovuto a molte cause fra loro differenti: da una semplice gastrite, a un appendicite fino al segno di un tumore allo stomaco. E allora il problema non è il mal di pancia ma cosa ci segnala. E' necessario allora che un terapeuta comprenda a fondo innanzitutto di cosa sta veramente parlando una persona quando descrive un ansia ( è una paura? è un angoscia? è apprensione?) e infine quale ne è la natura sottostante.

 

 

 

 

 

 

 

Dr.ssa Valentina Caglioni, Via Seprio, 20, Milano | info@valentinacaglioni.com